Petizione Associazione Alveare: Fulvio Fraternale risarcisci i 12 angeli feriti

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Messaggero del 19 aprile 2018
Nina delle Iene Intervista il Presidente Fulvio Fraternale (rinviato a giudizio)

INFORMATIVA DEI CARABINIERI DEL MAGGIORE MARCO VETRULLI

Nr. 2/6-118 di prot.

Perugia 01 settembre 2016

 

Rif. fasc. proc. 324/16 R.G.N.R. (Adragna dr. Michele Sost. Proc.)

 

OGGETTO:  c.n.r. relativa all’indagine convenzionalmente denominata Beating – Alveare, a carico di:

persone sottoposte a indagini in ordine:

  1. ai reati di cui agli artt. 81, 110 e 605 c.p., per avere in concorso tra di loro, mediante condotte commissive ed omissive – Fraternale Fulvio nella qualità di legale responsabile della struttura socio – riabilitativa gestita dall’Associazione di Volontariato “ALVEARE” onlus e con ruolo di gestore di fatto della stessa, Gancean Radu Bogdan, Chiarello Maria Grazia, Belardi Alessio e Zran Jean Gouankahi e Moschiano Luisa, operaroti socio sanitari – privato della libertà personale i pazienti Sisti Francesca, xxx, ripetutamente a chiave all’interno di un locale bagno, legandoli mani e piedi con lo scotch da pacchi a sedie, colonne o gettati con le mani e piedi legati a terra all’interno dell’appezzamento di terreno denominato “campo cavallo”, tappandogli con lo scotch la bocca, tenendoli in tali condizioni anche per alcune ore quale atto punitivo per comportamenti considerati irritanti, quali camminare e muoversi continuamente, parlare continuamente o esprimere in modo “ossessivo” i propri desideri, in tal modo privandoli, contro la loro volontà, della libertà personale;
  1. ai reati di cui agli artt. 40 cpv, 81, 110 e 572 per avere, in concorso tra di loro, mediante condotte commissive ed omissive – Fraternale Fulvio nella qualità di legale responsabile della struttura socio – riabilitativa gestita dall’Associazione di Volontariato “ALVEARE” onlus e con ruolo di gestore di fatto della stessa, Alessandrelli Lesandrelli Marinella socio lavoratore adibito alle mansioni di psicologo della struttura, Blasi Tommaso, psichiatra della struttura, Bacchi Eleonora, Ballerini Michele, Battistoni Alba, Belardi Alessio, Chiaccherini Maurizio,  Chiarello Maria Grazia, Felicini Giulia, Fraternale Macrì Irene, Gancean Radu Bogdan, Katsangiotou Ekaterini, Mauro Vito, Moschiano Luisa, Piscitelli Rosa, Roxana Alexa Karima, Servello Matteo, Vasta Antonio, e Zran Gean Gouankahi, quali soci lavoratori con mansioni di operatori socio assistenziali, Ceccucci Elisa, Torretti Emanuela, Torretti Loretta e Ziulu Orietta in qualità di soci lavoratori con mansioni amministrative e Chiaramonte Daniele, in qualità di “ospite” non regolare, utilizzato con funzioni di fatto di operatore socio assistenziale addetto alla gestione del paziente xxx – tutti all’interno della struttura socio – riabilitativa gestita dall’associazione “Alveare”, maltrattato xxx, omissis, sottoposti a trattamento di cura e riabilitazione all’interno della medesima struttura, mediante reiterati atti di aggressione fisica e psicologica, con costante ricorso alla violenza – consistita in schiaffi, pugni, calci, presa per i capelli e bastonate – ad atti di afflizione fisica e psicologica, quali punizioni per fatti di disobbedienza o di mancato rispetto delle regole interne alla struttura, consistiti nell’aver lasciato i pazienti senza pranzo o senza cena, privati dei propri effetti personali, della possibilità di fumare o di ascoltare musica, nell’averli ripetutamente costretti a stare in piedi, a volte faccia al muro, per non farli addormentare, costretti a lavarsi i denti nelle fontane esterne alla struttura, insultati ripetutamente chiamandoli con appellativi denigratori e offensivi,  nonché minacciandoli continuamente come metodo educativo, tutti atti idonei a determinare sofferenze fisiche e morali inconciliabili con gli scopi educativi, atti ad incrementare le condotte violente e vessatorie anche ai pazienti medesimi;
  1. ai reati di cui agli artt. 81, 110, 582, 585, 576 n. 5, perché in occasione della commissione del delitto di cui al capo a., mediante condotte commissive ed omissive, Fraternale Fulvio, nella qualità di legale responsabile della struttura socio – riabilitativa gestita dall’Associazione di Volontariato “ALVEARE” onlus e con ruolo di gestore di fatto della stessa, Alessandrelli Lesandrelli Marinella nella qualità di socio lavoratore adibito alle mansioni di psicologo della struttura, in concorso morale con Gancean Radu Bogdan, che cagionava a Sisti Francesca la frattura del polso, mediante violenta torsione dello stesso come atto di dimostrazione per un atto ritenuto di disubbedienza, costringendola ad un ricovero presso l’ospedale Silvestrini di Perugia, dal 21 al 27.05.2015 per “riduzione cruenta di frattura del radio e dell’ulna del braccio dx”;

In Assisi, località Torchiagina, nel periodo anno 2015 – maggio 2016.

La presente informativa intende riepilogare l’intera attività investigativa svolta sul conto dell’Associazione di Volontariato “ALVEARE” onlus, struttura socio riabilitativa, ubicata in Assisi (PG), frazione Torchiagina, in via della Torre nr. 5.

PROFILO DELL’INDAGINE

Tale struttura ospita soggetti di ambo i sessi con patologie psichiatriche o con doppia patologia, anche in alternativa al carcere, ed ha finalità di cura, riabilitazione e di reinserimento sociale delle persone ospitate, attraverso interventi di tipo terapeutico/relazionali.

Gli inserimenti degli utenti avvengono su richiesta delle ASL o, per i soggetti detenuti, dal Tribunale di Sorveglianza con provvedimento motivato.

L’Associazione di volontariato ALVEARE svolge le sue attività nelle seguenti strutture:

  • T.R. di Tipo 2 presso gli annessi al Castello di Torchiagina;
  • T.R. di Tipo 1 presso i locali del Castello di Torchiagina;
  • T.R. di Tipo 1 presso “la casa bianca” di Valfabbrica;
  • Gruppo appartamento di Torchiagina;
  • Centro Diurno “Torre Chiascina”;
  • Comunità alloggio “Villa Ricci” sita nel Comune di Monte Roberto (AN).

Tale Associazione ha un contratto di  appalto privato con l’Associazione per l’Emancipazione Società Cooperativa Sociale A.P.E., con sede legale in via della Torre nr. 5 – Torchiagina di Assisi (PG), incaricata della conduzione delle attività socio riabilitative e rieducative, compresa la somministrazione dei pasti e dei medicinali e tutto il servizio di assistenza diretta alla persona.

Entrambe le Associazioni fanno capo al Fraternale Fulvio e a Fraternale Macrì Irene, che di fatto gestiscono di comune accordo tutte le strutture sopra citate.

L’attività investigativa posta in essere, in parte già comunicata a codesta A.G. con le precedenti c.n.r., si è fondamentalmente estrinsecata nell’escussione a s.i.t. di numerosi operatori socio assistenziali, pazienti e testimoni oculari, nonché nelle intercettazioni ambientali, video e foniche e nelle acquisizioni documentali effettuate presso strutture sanitarie di Perugia. L’attività investigativa è risultata di notevole difficoltà, sia per la paura espressa da alcuni operatori a riferire in toto le circostanze di cui sono stati testimoni oculari, sia per lo stato di soggezione dei pazienti, i quali comunque sono stati escussi alla presenza di personale medico qualificato, come disposto dalla SV Ill.ma.

Anche le intercettazioni hanno trovato notevole difficoltà, sia per il posizionamento dei relativi apparati, ma soprattutto perché i gestori della struttura dopo qualche giorno si sono accorti della presenza delle microspie e telecamere ed hanno quindi avvisato tutti invitandoli a tenere comportamenti più consoni.

Nonostante tali difficoltà, a parere di questa p.g., si è avuto modo di appurare, senza ombra di dubbio alcuno, come in tale struttura, negli ultimi anni, si è instaurato un clima di violenza continua e intimidazione e tali atteggiamenti sono stati per c.d. “imposti” o quanto meno ispirati dai gestori delle due cooperative Alveare e Ape, Fraternale Fulvio e Fraternale Macrì Irene.

Al fine di aumentare l’economicità dell’attività sono ricorsi a degli escamotage burocratici consistiti nell’istituire formalmente più strutture (tre a Torchiagina, una a Valfabbrica, ecc…), ognuna delle quali in teoria avrebbe dovuto avere un numero sufficiente di operatori per il numero di pazienti ospitati. In realtà tutte le strutture erano invece utilizzate quali semplici dormitori e tutti i 32 pazienti ospitati venivano trattenuti all’interno della struttura più grande, quella del Castello di Torchiagina, gestiti da un numero di operatori sicuramente insufficienti – due per turno la mattina ed il pomeriggio, uno per i turni di notte in ogni struttura. Tale circostanza è avvalorata dal fatto che non appena la struttura è stata affidata in gestione alla ASL Umbria 1 di Perugia, che si è avvalsa di un’altra società per i servizi socio riabilitativi, il personale per turno si è praticamente raddoppiato, proprio perché il numero di pazienti, le loro patologie e la struttura in genere, necessitano di un elevato numero di personale.

Durante la gestione Alveare/APE molti pazienti sono stati perciò utilizzati quali soci lavoratori e costretti a lavorare tutto il giorno in sostituzione di personale effettivo. Tale circostanza non aveva solo ipotetiche meritorie finalità terapeutiche, ma era sfruttata soprattutto dal punto di vista economico, basti pensare che ad es. xxx, a fronte di uno stipendio di 56 euro al mese, quale addetta alla lavanderia, svolgeva turni lavorativi di molte ore in più di quelle normalmente previste.

Alla riduzione del personale, imposta dalla proprietà, si è sopperito con la violenza, l’intimidazione continua e l’imposizione di regole ferree, che non possono neanche essere definite “militari”, in quanto nettamente più rigide e sicuramente inconciliabili con le patologie degli ospiti, quali il silenzio assoluto durante le varie attività, l’impossibilità di lavarsi dopo i turni di lavoro nei campi, il taglio di capelli effettuato in modo premiale e direttamente dagli operatori, il divieto di detenere cibo proprio, ecc …

Lo scopo di tali strutture è quello riabilitativo, ovvero riportare i pazienti a poter avere una vita, la più normale possibile, all’interno della società e delle proprie famiglie di appartenenza. È emerso invece come nessuna speranza veniva data ai pazienti, nessun progetto di riabilitazione condiviso, veniva semplicemente negato loro di avere informazioni in merito.

L’obiettivo della direzione era aumentare al massimo l’economicità della gestione, anche in considerazione dell’ingente investimento di ristrutturazione effettuato nel tempo, tramite la riduzione drastica dei costi – non solo grazie alla riduzione del personale, ma anche diminuendo gradualmente le razioni di cibo giornaliere – e l’aumento dei ricavi delle varie attività della struttura, oltre naturalmente alle quote regolarmente incassate dalla ASL e dagli altri enti gestori degli ospiti. Sistematico è stato l’utilizzo dei pazienti in mansioni lavorative, tra l’altro spesso non consone alle patologie sofferte, turni massacranti negli orti, la cui produzione era poi utilizzata sia per la struttura ma anche venduta all’esterno, raccolta forzata delle olive, il cui olio veniva poi venduto dall’azienda agricola del Fraternale e così via.

Chiunque abbia provato nel tempo ad opporsi a tali situazioni non è riuscito nel proprio intento e se operatore è stato licenziato, dopo prolungati servizi notturni, se paziente è stato sottoposto a violenze inaudite, sia fisiche, ma soprattutto psicologiche.

Gli operatori anziani ed esperti che si sono opposti a tali situazioni sono stati via via sostituiti da nuovi operatori, senza la minima esperienza nel settore (alcuni erano muratori, altri alla prima esperienza lavorativa) e  quindi non in grado di sopperire con l’esperienza a situazioni che sono invece quotidiane con tali pazienti. Nessuna riunione operativa in merito ai pazienti, alle loro necessità, ai vari percorsi riabilitativi è stata effettuata, i vecchi operatori sono stati completamente esclusi dalle riunioni periodiche, i nuovi indottrinati su tutt’altro. È emerso infatti dalle informazioni testimoniali di chi ha avuto la “fortuna/sfortuna” di partecipare a tali riunioni come gli argomenti di discussione tenuti dal Fraternale Fulvio, anche alla presenza della psicologa della struttura, Alessandrelli Lesandrelli, erano relativi alla presenza di alieni sulla terra, alla nuova interpretazione/traduzione della Bibbia, ecc… In effetti all’ingresso della struttura, all’atto del sequestro, sono state notate numerose pubblicazioni in vendita, tutte relative alle citate teorie, che poi sono state portate via dalle segretarie della struttura. In buona sostanza è emerso come all’interno della struttura il Fraternale Fulvio, ex diacono, abbia creato una pseudo setta di seguaci di tali teorie, i nuovi operatori ed il personale addetto alla segreteria. La struttura è stata inoltre spesso utilizzata per convegni e seminari su tali tematiche.

Gli atteggiamenti violenti, le intimidazioni continue, le aggressioni fisiche sono via via divenute la regola all’interno della struttura, la dirigenza era perfettamente a conoscenza di tali situazioni, a volte il Fraternale ha partecipato direttamente a violenze fisiche e psicologiche o le ha richieste/imposte all’operatore di turno quale punizione per comportamenti ritenuti scorretti o per manifestazioni d’affetto troppo pressanti. Anche la psicologa e lo psichiatra erano a conoscenza di tali situazioni, in quanto informati dai pazienti o da altri operatori,  nulla hanno fatto per opporsi, approvando così, almeno di fatto tali comportamenti quali “metodi educativi”. Gli operatori che hanno provato ad opporsi alle violenze riferendole direttamente al Fraternale sono stati prima emarginati poi costretti ad andarsene, chi si è opposto con gli operatori violenti invece ha ricevuto minacce, intimidazioni, questo era il clima all’interno della struttura.

I pazienti sono stati costretti per molti anni a subire ogni tipo di violenza, non solo fisica, ma soprattutto psicologica, sono continuamente insultati chiamandoli: “spastici, mongoloidi, drogati, prostitute, ecc…”, privati del cibo, costretti a mangiare di nascosto cibo dalla spazzatura, minacciati di saltare ulteriori pasti, costretti a lavarsi i denti ad una fontana all’aperto, privati della possibilità di parlare al telefono con i parenti, con i quali interloquiva esclusivamente il Fraternale Fulvio o le segretarie. È stata negata loro la possibilità di uscire dalla struttura, anche accompagnati, gli acquisti di vestiti e oggetti utili, con i soldi dei pazienti, erano effettuati esclusivamente da Fraternale Macrì Irene, che spesso negava ogni possibilità di scelta al paziente. Drastica riduzione delle sigarette e dei caffè era la regola, alcuni pazienti hanno riferito di aver avuto dal Fraternale Fulvio la possibilità di prendere un solo caffè al mese.

Il sistema creato prevedeva lo studio sistematico del punto debole del paziente per poi fare leva psicologica sullo stesso, quale arma di ricatto per l’imposizione di regole assurde, quale quella del silenzio assoluto, ad esempio:

  • il paziente xxx ha riferito di avere avuto in questi anni una notevole perdita di peso dovuta alla scarsità di cibo fornita e di aver “una fame” continua, tanto da essere costretto a bere grandi quantità di acqua per limitarla. Naturalmente tale circostanza comporta che lo stesso continuamente deve andare in bagno e ciò irrita molto gli operatori, specie la notte, pertanto veniva continuamente punito per non farlo bere o mangiare di nascosto. Tale situazione è stata sfruttata dai vari operatori e dal Fraternale che lo hanno costantemente privato di pietanze, per punizione, arrivando addirittura a privarlo per punizione, durante le ultime festività natalizie, dei dolciumi tipici inviatigli dai familiari;
  • la paziente yyy ha riferito di tenere molto al suo aspetto fisico, capelli, monili, occhiali alla moda, ecc… e la stessa è stata più volte privata, quale punizione, della possibilità di andare dalla parrucchiera o di avere i propri monili, collane, anelli, ecc… e continuamente minacciata in merito, una vera e propria tortura quotidiana;
  • la paziente zzz spesso si assopisce durante i pasti o durante la somministrazione delle terapie, la stessa ripetutamente è stata svegliata con schiaffi o con acqua versata in bocca o sul volto, oppure costretta a stare in piedi senza possibilità di appoggiarsi sul tavolo o sulla sedie per prolungati periodi;
  • il paziente xxx ha riferito di avere un forte desiderio di un piercing ma di avere avuto negata tale possibilità, addirittura in un’occasione gli è stato strappato con forza un orecchino e di essere stato picchiato più volte perché richiedeva ripetutamente di poter avere un piercing;
  • la paziente xxx ha riferito di aver avuto una relazione sentimentale con un altro paziente, situazione sicuramente auspicabile, proprio per lo scopo riabilitativo della struttura e per questo invece è stata pesantemente insultata dagli operatori e dal Fraternale Fulvio con appellativi quali “prostituta, ecc…”;
  • il paziente xxx ha riferito di essere conoscitore di molte lingue e di essere iscritto alla Facoltà di Lingue dell’Università di Perugia e a tal proposito più volte ha richiesto la possibilità di essere esonerato dalle mansioni lavorative nei campi per dedicarsi a tempo pieno agli studi o ad attività lavorative più consone ai propri studi, che comunque avrebbero avuto finalità anche terapeutiche. Circostanze sempre negate dal Fraternale;
  • l’ospite yyy che il proprio padre ha avuto una lunga malattia e che i suoi parenti telefonavano spesso in struttura per aggiornarlo sulle condizioni di salute, ma il Fraternale Fulvio e le segretarie gli hanno sempre impedito di poter parlare con i propri parenti o di avere un permesso per andare a trovare il proprio genitore, che tra l’altro recentemente è scomparso.

Naturalmente tale clima di continua violenza ha in qualche modo aumentato l’aggressività dei pazienti, quale emulazione e tale situazione è stata infrenata con ulteriori violenze e punizioni quotidiane. Contenimenti continui di pazienti, schiaffeggia menti ripetuti, sono emersi molti episodi di aggressione degli operatori ai pazienti, sgambettati, gettati a terra, soprafatti fisicamente dall’operatore, che anche quando oramia erano inermi a terra ha continuato a colpirli con schiaffi, pugni e calci. Imboccamenti a forza, per i pazienti ritenuti più petulanti e “fastidiosi” si è arrivati addirittura a estreme limitazioni della libertà, rinchiusi in locali bui, legati mani e piedi con lo scotch da pacchi, bocche sigillate con nastro adesivo. Dalla visione delle immagini trasmesse dalle telecamere installate si è avuto modo di appurare come tali estreme punizioni non siano dovute a chissà quali comportamenti aggressivi o scorretti dei pazienti, la Sisti ad esempio era costantemente chiusa a chiave solo perché parlava e si muoveva continuamente e ciò disturbava l’operatore di turno nelle sue mansioni quotidiane. Anche volendo fare un estremo sforzo di immaginazione non è possibile trovare giustificazione alcuna a tali comportamenti aggressivi, di una gratuità totale.

Lo spirito emulativo del clima di violenza emerge chiaramente anche per quanto riguarda la situazione dell’ospite, non paziente, Chiaramonte Daniele, il quale dimora costantemente all’interno della struttura in quanto ospite personale di Fulvio Fraternale. Lo stesso non risulta negli elenchi pazienti, né in carico a nessuna ASL o Tribunale di Sorveglianza. Lo stesso a fronte di “vitto e alloggio” è stato costantemente impiegato di fatto quale operatore socio sanitario, tra l’altro senza avere nessuna competenza in merito, in particolare per quanto riguarda la gestione del paziente Biccheri Roberto. Quest’ultimo nel periodo in esame ha riportato gravi lesioni agli arti inferiori ed ha avuto necessità di un controllo costante da parte di un operatore, anche perché si trovava in sedia a rotelle. Naturalmente la gestione non ha minimamente pensato di aumentare il numero di o.s.s., ma ha affidato in toto il paziente al Chiaramonte il quale lo ha ripetutamente insultato, schiaffeggiato ed umiliato, anche alla presenza di altri operatori.

Spesso i media per operazioni di servizio similari hanno utilizzato appellativi quali “lager”, magari qualche voltsa abusando del termine, nel caso della struttura ALVEARE invece la situazione appare veramente grave e del tutto assimilabile ad un lager, basti pensare alla assurda regola del silenzio assoluto durante i pasti, momento sicuramente riabilitativo in cui i pazienti invece dovrebbero socializzare tra loro, scambiarsi opinioni ecc… tutto ciò è stato costantemente negato loro solo perché gli operatori di turno erano in numero nettamente insufficiente a quello necessario ed il clima di nervosismo era ad altissimi livelli.

  1. LE ACQUISIZIONI PROBATORIE
  • I SEQUESTRI DI PERSONA.

Nel corso dell’indagine sono emersi numerosi episodi relativi alla privazione della libertà personale a carico dei pazienti Sisti Francesca, e altri 10 ospiti, i quali a scopo punitivo, quali ritorsioni per comportamenti ritenuti scorretti, hanno chiuso a chiave all’interno di un locale bagno i pazienti, altre volte hanno legato loro mani e piedi con lo scotch da pacchi a sedie, colonne o li hanno gettati con le mani e piedi legati a terra all’interno dell’appezzamento di terreno denominato “campo cavallo”, tappandogli con lo scotch la bocca, tenendoli in tali condizioni anche per alcune ore, privandoli in tal modo, contro la loro volontà, della libertà personale. Ad aggravare inoltre tali comportamenti vi è la circostanza che tali situazioni sono state perpetrate di fronte a tutti gli altri pazienti in modo da esercitare ulteriore violenza psicologica su tutti i pazienti.

I comportamenti ritenuti irritanti dagli operatori e che hanno comportato tali spropositate reazioni sono relativi a: continuo parlare, violando così la regola non scritta del silenzio assoluto da parte di tutti, il camminare ripetutamente nei locali comunic, il non voler fare le mansioni lavorative affidate, essere stanchi, volersi sedere, ecc… Tali comportamenti, in pazienti quali quelli ospitati nella struttura, sono usuali, minimamente violenti o pericolosi per l’operatore e per gli altri pazienti. Emerge chiaramente come tale metodo sia dovuto per c.d. alla “perdita della pazienza” dell’operatore di turno, il quale, per svolgere senza alcun problema di sorta la propria attività lavorativa, avendo un notevole numero di pazienti da accudire, “neutralizza” i pazienti che disturbano, imponendo tra l’altro così una forte pressione psicologica su tutti gli altri pazienti.

Tali gravi comportamenti sono emersi alcuni dalle testimonianze oculari di altri operatori o dalle stesse vittime in sede di escussione, altri sono avvalorati dalle intercettazioni ambientali effettuate. Il Fraternale e la dott.ssa Alessandrelli Lesandrelli sono stati information più occasioni di tali situazioni e nulla hanno fatto per impedirle.

Non si tratta di episodi di dubbia interpretazione, le circostanze sono inequivocabili, non altrimenti interpretabili.

Del continuo clima di violenza psicologica instaurato nella struttura riabilitativa si è già parlato in premessa. Alcuni operatori, del c.d. “nuovo corso” utilizzano la violenza e l’intimidazione continua, per sopperire alla mancanza di personale e al numero elevato di pazienti presenti nella struttura. Alcuni pazienti in particolare sono di più difficile gestione rispetto ad altri, ma proprio per questo necessitano di maggiore attenzione da parte dell’operatore di turno. Si tratta di persone che evidenziano comportamenti “ossessivi”, passeggiano ripetutamente nelle sale comuni, ripetono continuamente le stesse domande, ecc… ma che comunque ben comprendono di essere rinchiusi al buio, tanto che in più occasioni una volta rinchiusi chiedono a viva voce di essere liberati, battono pugni sulla porta, implorano l’operatore di farli uscire.

Queste situazioni “ossessive” di fatto “innervosiscono” alcuni operatori i quali, per non essere disturbati durante le operazioni di consegna terapia e consumazione dei pasti, ricorrono a dei veri e propri sequestri di persona. Mani e piedi legati con lo scotch da pacchi, bocche sigillate con nastro adesivo, pazienti chiusi a chiave all’interno di bagni. In altri casi alcuni pazienti sono stati legati mani e piedi e gettati a terra negli orti. Altre volte la paziente SISTI viene costrette a permanere presso la sala terapia, rinchiusa tra un’anta di un armadio e la parete, senza poter uscire.

  • LE S.I.T.

SIT xxx del 15.04.2016

… omissis …

Ricordo che l’anno scorso, mi sembra nel mese di novembre, dovevo effettuare il turno di pomeriggio, con orario 14 – 21, dando il cambio al Bogdan che aveva fatto la mattina. Ricordo che arrivando presso la piccola struttura ove c’è la mensa dei pazienti, esterna al castello, trovai nel piazzale antistante il portone relativo alle stanze da letto site a piano terra, il pazienti Marco SANTINI il quale mi fece un cenno di avvicinarmi. Io mi avvicinai a lui e questo mi riferì che all’interno di una delle stanze vi era la SISTI che era stata legata. Ricordo che mi fece vedere il gesto delle mani dietro alla schiena. A quel punto io entrai nella stanza posizionata a destra rispetto all’ingresso indicatami dal SANTINI. Lì con mia grande sorpresa trovai la SISTI che aveva le mani dietro la schiena, legate con dello scotch trasparente da pacchi ed il BOGDAN che la stava rimproverando, in particolare ricordo che le diceva che doveva smetterla di dare fastidio. Ricordo che la SISTI era in un forte stato confusionale e non aveva neanche la forza di rispondere al Bogdan. A quel punto chiesi al Bogdan cosa fosse successo e perché la paziente aveva le mani legate. Lui mi rispose che si trattava di un “contenimento”. A quel punto visto che iniziavo il mio turno chiesi al Bogdan di slegarla e lui dopo alcune ulteriori mie richieste, acconsentì ma evidentemente controvoglia, o meglio dimostrò di non essere d’accordo in tale decisione.

… omissis …

Domanda:  Ha ricordo di altri episodi di violenza? –//

Risposta:  si, mi sono ricordata che in altre occasioni, sia l’anno scorso, che quest’anno, gli operatori Bogdan GANCEAN RADU e Maria Grazia CHIARELLO, sono stati da visti da me personalmente rinchiudere a chiave, all’interno del bagno posizionato sulla destra dell’ingresso della palazzina piccola di cui vi ho detto prima, la paziente SISTI Francesca. Si è trattato di punizioni inflitte alla mia presenza durante le ore in cui si consumano i pasti, in quanto la SISTI continuava a parlare, disturbando il Bogdan o la Maria Grazia, i quali dopo aver urlato più volte di smettere di parlare, l’hanno presa e accompagnata al bagno chiudendola a chiave, senza farle consumare il pasto. Tali episodi sono avvenuti alla mia presenza. Io, pur non essendo d’accordo con tali comportamenti, non ho potuto intervenire in quanto non volevo problemi con Bogdan e con Maria Grazia, che sono molto ben visti dalla direzione, e pertanto, come avvenuto altre volte mi dato torto.

… omissis …

 

SIT xxx del 13.06.2016

… omissis …

Domanda:Ha mai riferito alla direzione di tali comportamenti da parte dei c.d. nuovi operatori?

Risposta: si in molte occasioni, specie con FRATERNALE Fulvio. Ricordo che l’anno scorso, penso aprile/maggio, arrivai verso le 20.45 per prelevare i pazienti che dovevo poi portare a dormire in altre strutture. Trovai su un letto il paziente SANTINI Marco che aveva le mani legate dietro la schiena con dello scotch da pacchi marrone. Io andai immediatamente dal mio collega smontante, o Bogdan, più probabilmente, o SERVELLO Matteo, e chiesi il maniera molto decisa i motivi di tale situazione. L’operatore mi riferì che era tutto il pomeriggio che il xxx era aggressivo nei confronti dell’operatore ed era stato costretto ad effettuare il contenimento, io ribadii che lo scotch era una situazione esagerata e che in alcune occasione avevo avuto la stesa situazione ma l’avevo gestita in maniera diversa, occupandomi personalmente anche per molte ore del paziente. L’operatore mi ribatte che era da solo e aveva dovuto occuparsi anche degli altri pazienti. Immediatamente mi recai da Fulvio e gli riferii l’accaduto, ui non si dimostrò turbato di tale situazione e mi riferì soltanto che avrebbe verificato. Io presi i pazienti e li portai a dormire in un’altra struttura. In altre occasioni informai il Fulvio che avevo assistito a dei rimproveri eccessivi ed improprie  che non ero d’accordo con tali comportamenti. Lui si è sempre limitato ad ascoltare senza mai prendere posizione né provvedimenti in merito.

… omissis …

 

SIT xxx 14.06.2016

… omissis …

Domanda: Ha mai riferito alla direzione di tali comportamenti da parte dei c.d. nuovi operatori?

Risposta:  si in molte occasioni, specie con FRATERNALE Fulvio. Ricordo che l’anno scorso, penso aprile/maggio, arrivai verso le 20.45 per prelevare i pazienti che dovevo poi portare a dormire in altre strutture. Trovai su un letto il paziente SANTINI Marco che aveva le mani legate dietro la schiena con dello scotch da pacchi marrone. Io andai immediatamente dal mio collega smontante, o Bogdan, più probabilmente, o SERVELLO Matteo, e chiesi il maniera molto decisa i motivi di tale situazione. L’operatore mi riferì che era tutto il pomeriggio che il SANTINI era aggressivo nei confronti dell’operatore ed era stato costretto ad effettuare il contenimento, io ribadii che lo scotch era una situazione esagerata e che in alcune occasione avevo avuto la stesa situazione ma l’avevo gestita in maniera diversa, occupandomi personalmente anche per molte ore del paziente. L’operatore mi ribatte che era da solo e aveva dovuto occuparsi anche degli altri pazienti. Immediatamente mi recai da Fulvio e gli riferii l’accaduto, ui non si dimostrò turbato di tale situazione e mi riferì soltanto che avrebbe verificato. Io presi i pazienti e li portai a dormire in un’altra struttura. In altre occasioni informai il Fulvio che avevo assistito a dei rimproveri eccessivi ed improprie  che non ero d’accordo con tali comportamenti. Lui si è sempre limitato ad ascoltare senza mai prendere posizione né provvedimenti in merito.

… omissis …

Altre volte ho notato Bogdan che chiedeva a chiave la SISTI all’interno del bagno sito al primo piano nella stanza adiacente l’infermeria. Un’altra volta il Bogdan ha chiuso la SISTI all’interno dell’infermeria chiudendola tra la porta dell’armadio, sito a sinistra rispetto l’ingresso, ed il generatore, l’anta dell’armadio era sbarrata con una sedia in modo che la paziente non potesse uscire, ricordo che entrai e sentii dopo un po’ dei lamenti tanto che mi impaurii, e chiesi al Bogdan i motivi di ciò, lui mi rispose che doveva rimanere là sino a quanto non avesse distribuito a tutti la terapia perché lo disturbava. Altre volte ho notato la SISTI con le mani legate con lo scotch, a volte dietro la schiena, altre davanti ed il Bogdan mi ha detto che con la sua mania di toccare gli altri pazienti lo infastidiva e non gli permetteva di lavorare serenamente.

… omissis …

Per quanto riguarda la CHIARELLO Maria Grazia in alcune occasioni le ho dato il cambio, ricordo che un giorno trovai la SISTI con le mani davanti legate con lo scotch da pacchi, che le era stato posizionato anche sulla bocca, chiesi alla Maria Grazia il perché e lei mi rispose che stava continuamente a parlare e a toccare i compagni. Altre volte ho trovato la SISTI chiusa a chiave in bagno e la Chiarello mi disse che l’aveva infastidita durante il pranzo.

… omissis …

 

SIT xxx 17.06.2016

… omissis …

diverse volte ho notato che Maria Grazia legava con lo scotch da pacchi le mani della SISTI e la metteva seduta su una sedia fuori e dietro la casetta della mensa; veniva lasciata così per tutto il turno di servizio della Chiarello.

… omissis …

Ricordo che Bogdan, Maria Grazia ed Alessio hanno spesso legato le mani della SISTI con lo scotch e l’hanno chiusa a chiave nel bagno vicino all’infermeria e doveva stare in silenzio, nonostante le urla della SISTI non aprivano la porta sino a quando non smetteva di lamentarsi.

… omissis …

 

SIT xxx del 18.06.2016

… omissis …

Bogdan spesso legava con lo scotch yyy al pilastro portante che si trova tra le due porte che separano la mensa e la dispensa. Lo lasciava così anche per ore. Anche la SISTI spesso veniva legata alle mani con lo scotch, lei ha il vizio di toccare tutti e spesso si alza la maglietta, pertanto Bogdan le legava le mani e gli metteva un giro di scotch da pacchi intorno alla maglietta. La SISTI veniva legata anche quando doveva andare in macchina tanto che ogni volta che sale chiede se la legano. Bogdan era il più cattivo di tutti, puniva per ogni cosa, ma si trattava di cose normali, richieste normali.

… omissis …

 

SIT xxx del 18.06.2016

… omissis …

ho visto chiudere in bagno per punizione la SISTI perché parlava

… omissis …

 

SIT xxx del 20.06.2016

… omissis …

Ricordo di aver visto il paziente xxx legato mani e piedi con lo scotch, più di una volta, perché rompeva gli occhiali a tutti. La SISTI l’ho vista essere chiusa al bagno perché parlava, sono stati Bogdan, Maria Grazia e ZRAN

… omissis …

 

SIT xxx del 20.06.2016

… omissis …

Alla SISTI la chiudevano in bagno.

… omissis …

 

SIT xxx del 24.06.2016

… omissis …

La foto nr. 6 è Alessio un operatore che mi ha picchiato, ricordo che volevo parlare con Fulvio perché volevo andare a casa per natale, ero in mensa, Alessio mi prese a schiaffi, un’altra volta a campo cavalli mi ha legato le mani e i piedi con lo scotch perché volevo parlare con gli altri, è successo questo inverno, e mi ha lasciato a terra per alcune ore, altre volte Alessio mi ha messo lo scotch sulla bocca per non farmi parlare. Anche Bogdan a campo cavallo un’altra volta mi ha legato mani e piedi e mi ha lasciato a terra solo perché parlavo. L’ho riferito alla dottoressa Marinella ma lei non ci credeva, anche al dott. Blasi l’ho detto e lui lo sapeva già.

… omissis …

Ricordo che BOGDAN mi chiudeva al bagno vicino alla mensa insieme alla SISTI

… omissis …


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