Digital Transformation War

Published on maggio 24th, 2017 | by Alessandro Sisti

0

La singolarità tecnologica dei Big Data e dell’Intelligenza Artificiale

Social Sharing

Nelle ultime settimane, il dibattito sul potere di mercato delle big five digitali (Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Facebook) ha attirato l’attenzione di molti: dal 2011 al 2017,  la capitalizzazione delle aziende di Big Data è cresciuta di 1800 miliardi di dollari. Se mettiamo insieme il valore di borsa dei cinque giganti arriviamo infatti ad una cifra record di 2.800 miliardi complessivi. Nell’ipotesi di una scalata ostile delle aziende americane contro quelle europee, nella incessante guerra alla conquista del consumatore globale,  potremmo utilizzare una metafora da capitalismo finanziario. Vista la sperequazione dimensionale  tra i giganti USA ed i nani europei, le Big Five potrebbero comprare tutte le aziende italiane e greche, senza tirar fuori un euro, con un semplice concambio azionario.

Del resto, se guardiamo alla tattica di guerra di Microsoft, Google, Amazon, Facebook, se non riescono a diventare leader in un settore, fanno shopping attingendo alle enormi riserve di cash depositate nei più disparati paradisi fiscali mondiali. Facebook ha infatti  ll monopolio nei social network. Dopo l’acquisizione di WhatsApp e Instagram, lancerà questo anno il suo Workplace per entrare nella arena competitiva dei servizi per i professionisti di Linkedin. Sta corteggiando Snapchat senza  però convincere Evan Spiegel ,che rimanda al mittente le offerte ritenute insufficienti.

Google, che ha il 32% della pubblicità digitale globale – e l’80% del mercato del search -, ha comprato Youtube nel 2006 ,e ed è diventata leader nell’adv video.  Nel 2008 ha acquisito Ad Mob, conquistando il nascente mercato mobile. Ha implementato il suo comparatore di prezzi, google shopping, e fa la guerra ai player di quel settore. Gestisce il più grande mercato automatizzato della pubblicità globale, Ad Exchange, fornendo servizi e big data  agli advertiser che comprano e ai publisher che vendono.  Con DoubleClick, altra società acquisita a metà degli anni 2000, offre i servizi di Ad Serving per l’erogazione degli spazi pubblicitari a milioni di siti nel mondo. Guadagna con percentuali di revenue share da urlo in ognuna di queste intermediazioni, portandosi a casa il 50% del budget pubblicitario investito. Un po’ come se l’American Express, per il solo fatto di abilitarvi un POS ad un esercente, gli chiedesse un bel 20%!

Amazon invece, ha comprato le tecnologie di automazione del magazzino attraverso l’acquisizione di Kiva System nel 2012. Oggi offre i servizi di robotica e wharehouse management con il cappello di Amazon Robotics. Si stima inoltre che comincerà presto a monitezzare pubblicitariamente fuori dal suo Marketplace i suoi Big Data di comportamenti di acquisto di 200 milioni di consumatori mondiali, vendendoli ai merchant di PRIME. Le stime parlano di 5 miliardi di dollari di pubblicità entro il 2018. E con Amazon Go, non vuole gestire una rete di negozia automatizzati, ma vendere le tecnologie Amazon ai retailer e gestire i  dati di pagamenti – e comportamento di acquisto – nel mondo reale.

L’incessante crescita dei ricavi spinge la  capitalizzazione in borsa. E anche senza profitti – Amazon ha cominciato ha guadagnare stabilimente dal 2015 -, si mangiano per valore le aziende tradizionali.

Quando non ci sarà più nulla da comprare nei rispettivi settori di provenienza, le Big Five cominceranno a penetrare nei servizi grazie all’intelligenza artificiale e ai big data. Ci immaginiamo un futuro in cui con tutti i big data delle applicazioni di fitness (attività cardiaca, pressione, attività fisica) venderanno servizi alla Sanità Pubblica degli Stati, oppure attraverso la guida autonoma dei veicoli, ai trasporti pubblici. In questo scenario, le possibilità di investimento in settori apparentemente distanti dall’originale mercato di appartenenza, è del tutto imprevedibile.

Con una metafora astronomica, le Big Five sono oggi delle stelle supermassicce, fino a  1000 volte più grandi della nana bianca del nostro sistema solare. Scaldano la galassia in cui sono nate, ma devono contrastare la forza gravitazionale che porterà prima o poi all loro collasso . Ed in quel momento, trasformandosi in buchi neri, trascineranno all’interno dell’orizzonte degli eventi, il perimetro esterno che ne definisce la grandezza, le aziende di altre industry.

Per capire la potenza e la quantità di energia  che puo’ scaturire da questa trasformazione, utilizzo, con un volo pindarico estremo,  la relatività di Einstein: e=mc2. Se la massa di un gigante digitale è rappresentata dal numero degli utenti registrati (1,9 miliardi per Facebook) e dal peso specifico dal numero di attributi  che caratterizzano uno user record (limitati per ora a 256 per motivi computazionali), la densità della materia  di un gigante digitale USA è pari a quella del piombo. Le altre aziende che competono, magari leader in un unico mercato nazionale, hanno il peso specifico dell’acqua, con una massa di qualche milione di utenti. Se il valore di una rete sociale puo’ essere espresso attraverso il numero di relazioni che vi si possono costituire, la legge di Metcalf definisce in n al quadrato – n il valore di queste relazioni, dove n rappresenta il numero di utenti stessi della rete.

 

E allora la massa di un gigante digitale  è più o meno definibile come il quadrato del numero degli utenti di un social network, elevato a 256 (il suo peso specifico). Un gigante con 1,9 miliardi di utenti è esponenziamente pià grande di una altro che ne ha solo 1 miliardo. E in questa ardita metafora, per la relatività di Einstein , la stella supermassicia dei  BIG Data produce una energia quasi infinita. Diventerà una singolarità tecnologica, indeterminata: non potremo infatti predire in quale mostro si potrà ancora trasformare. Imploderà su se stessa, e  ingoierà, in un solo boccone, tutto il globo terrestre.

Tags: , ,


About the Author

Alessandro Sisti è Google Certified Professional, esperto di pianificazione digitale automatizzata attraverso le piattaforme di Google Adwords e DoubleClick Ad Exchange. Internet Entrepeneur,Digital Strategist e Consulente, insegna nei master di specializzazione di Luiss Business School , Sole 24 Ore Formazione, Lumsa, Ied. Ha iniziato nel 1998 la sua carriera professionale in Ernst&Young Consultants, specializzandosi nella comunicazione digitale e nell’e-commerce. E’ stato Chief Operating Officer della Divisione Multimedia della concessionaria di pubblicità Sportnetwork (Gruppo Corriere dello Sport ) occupandosi della progettazione ,dello sviluppo e della comunicazione dei siti web, mobile, app di tutti i brand del gruppo editoriale (Corriere dello Sport, TuttoSport, Auto, Autosprint, Motosprint, Guerin Sportivo, AM)



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to Top ↑